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A18 - MAGAZZINI PORTUALI

La presenza di una struttura portuale a Metaponto è documentata dalle fonti letterarie e confermata dalle emergenze archeologiche.

Lo storico greco Tucidide, nel narrare la spedizione inviata nel V sec. a.C. dagli Ateniesi contro Siracusa, fa riferimento al passaggio della flotta ateniese nel golfo ionico e menziona il Porto di Metapontion. A ciò si aggiunge la preziosa descrizione di due viaggiatori, l'Abate de Saint-Non e F. Lenormant (fine '700 e '800), del lago di S. Pelagina, un bacino artificiale di forma circolare, comunicante con il mare attraverso un breve canale, ormai ostruito. Abbandonato nel VI sec d.C., le sue fondamenta furono rinvenute grazie alla campagna di scavo condotta dalla Soprintendenza Archeologica (1982-84), che ha fornito indizi sulla sua ubicazione, permettendo di indagare un quartiere di magazzini portuali attivi in età tardoantica. I magazzini, disposti ai margini di un grande bacino, oggi interrato (forse il sito del lago di S. Pelagina), attestano l'uso dell'area come luogo di stoccaggio della produzione cerealicola metapontina e di importazione di una notevole quantità e varietà di vini orientali. Nel III secolo a.C. la creazione di un presidio romano e di un castrum provocano un restringimento della grande agorà, un'alterazione del tessuto urbano e la nascita di un bacino portuale retrodunale, ad uso militare. Tra IV e V sec. d.C. la situazione muta e il porto metapontino appare inserito in flussi commerciali ad ampio raggio. Uno degli edifici scavati è un ufficio con funzionari preposti alla registrazione e al controllo delle merci. Il nome di uno di loro, “Tirone, servo di Dio”, compare su un sigillo in piombo. Oggi è possibile visitare, se pur da lontano, le aree del porto imperiale, dove sono ben visibili le fondamenta dei magazzini.

 

 

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