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A01 - TEMPIO DI HERA

 Il Tempio greco di Hera fu edificato nel VI sec. a.C. accanto al Bradano, fiume sacro ed essenziale nella concezione e nel pensiero degli Achei che nel 773 a.C., come riporta l'antico storico greco Eusebio di Cesarea, fondarono Metapontion. 

I suoi resti mostrano il piano di calpestio della cella (naos), dove solitamente era custodita la statua della divinità, dotata di uno spazio precluso ai fedeli e destinato agli officianti del culto per funzioni religiose (adyton) e di un vestibolo anteriore (pronao). Le imponenti colonne superstiti sono ben 15, in calcare locale (mazarro) come il resto dell'edificio, ciascuna con 20 scanalature e capitelli di ordine dorico. In origine il tempio era policromo e le colonne intonacate erano 32, essendo il tempio composto di una peristasi (portico) di 12 colonne sui lati lunghi e 6 sui lati corti. Un'antica leggenda narra che il tempio fu custodito dalle NAIADI DI METAPONTION, splendide ninfe dei fiumi dai poteri meravigliosi, la cui presenza ha impedito che esso fosse deteriorato dall'azione del tempo. Fu eretto sui resti di un antico villaggio neolitico a circa 3 km dall'antica polis di Metapontion.  La visione del Tempio di Hera evoca il principio degli antichi secondo cui solo un luogo sacro, bello e ricco di elementi simbolici poteva e doveva essere anche quello “giusto” per svolgere un'attività religiosa.  Come scrive Platone, “quando si sceglie un sito in cui costruire una città primeggiano di gran lunga quei luoghi del territorio in cui spira un certo soffio divino”. Non è un caso se questo luogo fu scelto come sede della sua scuola da PITAGORA, l'Illuminato di Samo, che, a distanza di 2600 anni, è annoverato tra le 10 personalità della storia di tutti i tempi che hanno maggiormente influenzato il pensiero occidentale e l'odierna civiltà, come certificato da una ricerca del MIT di Boston. D'altronde che Pitagora, dopo tanto peregrinare, fuggiasco e provato nel fisico e nell'animo, abbia trovato riparo a Metaponto, dove, nell'assoluto segreto, dispensò i suoi preziosi insegnamenti, quelli della maturità, fino alla morte che lo colse lì a veneranda età, è testimoniato da molte fonti, anche antichissime. Dicearco di Messina (350-290 a.C.) scrive “Partito da Samo, Pitagora giunge in Italia nel 530 a.C., dove guiderà la sua scuola per trentanove anni, i primi venti dei quali trascorsi a Crotone, i restanti a Metaponto”. E Cicerone (106-43 a.C.), nel “De finibus” (V 2,4), fa riferimento alla tomba di Pitagora a Metaponto: “Per conto mio, o Pisone, son d'accordo con te: capita comunemente che la rimembranza suscitata dai luoghi ci faccia pensare agli uomini famosi con maggior intensità ed attenzione. Tu sai che una volta mi sono recato con te a Metaponto e non sono entrato in casa del nostro ospite prima di aver visto il luogo stesso dove era morto Pitagora e la sua dimora”. Una ulteriore significativa testimonianza di ciò è rilevabile in una cartografia del Regno di Napoli (1808), in cui il Tempio viene identificato con il toponimo “Cattedra di Pitagora”.

 

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